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ASNASN

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Uno scorcio tra gli Ascesi..., Avevo troppa voglia di scriverlo :p
view post Posted on 5/11/2009, 19:31Quote
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We're captive on the carousel of time, We cant return, we can only look behind from where we came.

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Location: Altdorf, Reichland, Impero. O così sembra.


Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 16:06


“Dove sono?” Conosceva già quel luogo. Una piccola cascata che sfociava in un laghetto, un prato verde fiorito. Eppure non era reale, e lei lo sapeva. Domandava, eppure sentiva la risposta prendere forma dentro di lei, come riemergere dai recessi della sua coscienza. Una coscienza liberata, una coscienza che sembrava in qualche modo farsi più ampia ad ogni istante di ritrovata consapevolezza di sé.

“Sono io, Danielle, sono io.” E vede il volto dell'uomo che parla. Ma non è un volto reale, e lei lo sa. Fissa per un istante il viso incorniciato di capelli biondi di quel giovane, prima che il volto di lui muti. E' simile ad un attimo prima, ma con qualche differenza. E continua a cambiare. Ma non importa, lei sa chi è lui.

“Uthgart. O forse dovrei chiamarti Osiris?” E il volto di lui cambia nuovamente. E i suoi capelli diventano più scuri. Ma è ciò che sta accadendo anche a lei, e lei lo sa.

“Bentornata, Isis.” E lui ora le porge una mano, per aiutarla a rialzarsi. Non c'è realmente alcuna mano, e lei non è realmente sdraiata da nessuna parte. Ma è così che la loro mente è abituata a pensare, la loro mente rimasta ancorata alla Terra. E perciò lei gli porge un braccio che non c'è, perché lui la aiuti. E quando lui prende la sua mano, sono le loro anime che si toccano. Le loro anime, che sono tutto ciò che è davvero rimasto reale.

“Sei ancora qui...” E non aggiunge altro, la ragazza. Non ce ne è bisogno. Ora è in piedi, di fronte a lui, e lo guarda, con occhi che non sono reali, ma che riflettono emozioni reali.

“Non potevo non aspettarti...” E lui allarga le braccia, come ad invitarla ad un abbraccio. E lei sorride, prima di lasciarsi andare a quel contatto. Ed entrambi chiudono gli occhi, e restano in silenzio per quelli che potrebbero essere minuti, in un luogo in cui il tempo sia contato alla maniera degli uomini. Finché è lei a rompere il silenzio, restando tuttavia legata a quell'abbraccio.

“Di nuovo, Osiris... L'abbiamo fatto di nuovo.” E non c'è traccia di rimprovero in quest'affermazione, né di rimpianto. Sembra grata, piuttosto, infinitamente grata.

“Di nuovo... E' cambiato qualcosa per te?” E s'insinua una preoccupazione appena accennata, nel tono dell'uomo, che ora allontana la ragazza da sé per guardarla in viso.

“Niente, Amor mio.” è la ridente risposta della ragazza, che lo guarda con aria spensierata.

“Sia lode agli Dei, così diciamo tutti. E adesso?” e mentre lo dice, torna a stringere la ragazza a sé.

“Sono appena arrivata, Osiris. Lasciami il tempo di... riabituarmi alla situazione, prima di decidere. Ti han messo forse fretta?” E solleva lo sguardo su di lui. L'immagine inizia a stabilizzarsi, la sua mente ha scelto come lo vuole vedere, come lo ha sempre visto. Le è servito solo il tempo di ricordarlo.

“Ho detto fin da principio che avrei aspettato te e avremmo nuovamente deciso insieme, Amore mio.” è la laconica risposta. E poi, come se se ne fosse ricordato solo ora: “Fatto buon viaggio?”

“Sai com'è, Osiris...” E se un istante prima erano abbracciati sotto l'ombra di un albero, ora sono seduti in riva al laghetto, e lei gioca con la mano destra nell'acqua: è quasi come essere in un sogno, anche se un sogno non è. “E' l'attimo in cui dobbiamo lasciare andare la vita, quello difficile. Poi c'è come un capogiro, e si riaprono gli occhi. E si è... qui. O in qualsiasi altro luogo si desideri. Perché è la nostra mente che crea questo posto, lo sai. A proposito, grazie per lo splendido scenario.”

E lui l'attira a sé, lì, seduti come sono sulla riva del lago. “Ci chiederanno di scegliere ancora, adesso.” Lo ribadisce, come se la cosa non gli piacesse ma andasse fatta.

E lei adesso sospira. Non è reale, quel sospiro, come nulla che la sua vista e i suoi sensi le suggeriscono, e pur sapendolo non sa fare a meno di appigliarsi a quel modo di intendere ciò che la circonda. “E noi sceglieremo. Con i nostri tempi. Questo, almeno, ce lo devono.”

“Qui sappiamo la verità.” E' l'unico commento che lui aggiunge, il che porta lei a posargli una mano sul viso, sfiorandogli le labbra.

“Qui e la verità, o laggiù e cercarci ritrovandoci solo di tanto in tanto, senza neppure sapere chi siamo... Lo so, Osiris, che è ingiusto, eppure da una parte... Reinnamorarmi di te tante volte... come potrei non essere più certa di così che sei l'altra metà di me?”

Ed è lui stavolta a sospirare. Chiude gli occhi, a godersi il contatto della mano di lei sul proprio viso, quel contatto che non c'è. Ma è anche un contatto che c'è stato tante volte, e che la sua mente sa ricreare perfettamente, con ogni emozione che ad esso segue. “Vorrei solo ritrovarti una volta in una vita... completa. In una vita in cui ricordiamo tutto.”

“Prima o poi, Amore Mio, passeremo l'eternità insieme, ricordandoci per sempre l'uno dell'altra. Dobbiamo solo scegliere noi quando. Tu dimmi che non vuoi più farlo, e non lo faremo più.” E la voce, quella voce che è solo un ricordo e veicola un pensiero che è l'unica vera cosa reale, è assolutamente determinata, priva di ogni dubbio, mentre la mano dalle dita affusolate ridisegna i contorni del viso di Lui.

E Osiris riapre gli occhi, adesso, e posa una mano su quella che gli carezza il viso. “Ho sempre paura che in qualcuna delle vite in cui non ricordiamo tu possa trovare in qualcun'altro ciò che fino ad oggi hai trovato in me. Ho paura che la prossima volta ti aspetterò, e tu non cercherai me.” E stavolta non parla, l'uomo: stavolta è solo il suo puro pensiero ciò che raggiunge la donna. E in risposta, Isis lo fissa negli occhi. E lei parla, lei che è qui da meno tempo di lui e ancora deve riabituarsi a ciò che significa trovarsi qui.

“Anche io ho paura, Amor Mio. Ma ciò che davvero temo di più è che stando qui dimenticherò il sapore di un tuo bacio, dimenticherò il brivido lungo la schiena che mi procura ogni volta guardarti... Essere puro spirito significa abbandonare la fisicità, purtroppo. Alla fine, è così che sarà per tutti, lo so, lo sappiamo. Ma finché è possibile che sia altrimenti...”

E in risposta, Osiris le sfiora le labbra con le proprie. Condivide anche lui quel timore, e lo sanno entrambi.
“Anche stavolta quando sei stata una Campionessa hai ricordato solo le prime vite?”

Di nuovo, Isis sospira. L'immagine di lei va a fuoco, finalmente. Non è l'immagine di una delle sue vite, quella che lui ha scelto per lei: è come lui l'ha vista tante volte, infinitamente più bella di quanto una donna mortale possa essere; è l'immagine dell'Amore che lui prova per lei.
“Anche stavolta, si... Lo sai, Amor Mio, lo sai. Non ricordo mai nulla di ciò che è venuto dopo... dopo la nascita degli Dei. Per te è stato diverso?”

E lui scuote appena il capo. I capelli lunghi e biondi che lei ha scelto per lui dondolano, più marcatamente di quanto ci si aspetterebbe in conseguenza ad un gesto del genere: il pensiero che tenta di ricreare la realtà per come la conoscono alle volte è imperfetto, come in questo momento.
“No, naturalmente. Sempre lo stesso. Sempre lo stesso. A quanto pare, siamo destinati a non ricordare mai l'uno dell'altra...”

E lei stavolta lo interrompe prima che lui possa terminare ciò che stava dicendo: “O forse non abbiamo affatto bisogno di ricordarlo. Noi lo sentiamo, ogni volta, in fondo al cuore. E' davvero così importante che i ricordi ci confermino ciò che comunque sappiamo ogni volta?”

“Sarebbe importante per me.” E le prende nuovamente la mano, chiudendo gli occhi, come se cercasse di ricostruire il ricordo di quel palmo per rendergli una fisicità che non ha più.

“Lo so, Amor Mio, ma è qualcosa che non possiamo scegliere. E' sempre stato così, da ormai 4000 anni... Due vite per i nostri figli, a proteggere il pianeta in cui tutti loro vivono, ricordando che siamo stati noi a dare vita alla razza umana, e una vita per noi due, senza alcun ricordo. Eppure ci ritroviamo sempre. Non è mai accaduto il contrario, lo sai...”

Un uccellino, dallo straordinario piumaggio del colore del cielo terso, plana verso i due, atterrando a scarsa distanza da loro.

“Non somiglia molto ad una rondine, Isis.” Mormora lui, posando poi le labbra sulla cima del capo di lei.

“Lo so, Amor Mio. Devo ancora... riorientarmi del tutto, credo. Però hai capito lo stesso il messaggio, vero?” E il tono rivela inequivocabilmente come la ragazza stia sorridendo.

“So esattamente cosa vuoi dire. Lo hai detto così tante volte... Per avere la primavera dobbiamo attraversare l'inverno, giusto? E prima che tu mi mostri qualcosa di più... elaborato e più lontano da quello che volevi realmente farmi vedere, so bene che stai per aggiungere che in fondo non si può nemmeno parlare di inverno, perché facciamo anche la cosa giusta proteggendo i mortali della cui esistenza siamo responsabili.”
E sorride anche lui, adesso, mentre le posa nuovamente un bacio sulla testa, sui biondissimi capelli.

“Vuoi restare qui, Osiris?” E non c'è aspettativa, nel tono di voce, ma solo semplice, umana curiosità. “Avanti, dimmelo. Che ha pensato il mio Osiris in questi 5 anni?”

“Voglio provare a restare stavolta, se a te va bene. Ovviamente, tanto so che lo chiederesti, se le defezioni di Campioni diventassero eccessive e Nuova Terra fosse in pericolo, torneremo lì, e ricominceremo a muoverci lungo il Cerchio del Tempo.”

Si guardano negli occhi per un istante, i due, poi lei esprime il primo vero dubbio, mentre l'uccellino azzurro si avvicina, come a tentare di suggerire un'altra soluzione:
“Pensi che ci sarà qualcosa da fare qui per noi, oltre stare a guardare? Laggiù siamo persone eccezionali, dotate di capacità straordinarie, ma qui... siamo fondamentalmente i meno capaci tra tutti, e non vedo come potremmo essere di qualche utilità.”

“Non lo so, Amor Mio. Ma immagino che qualcosa troveremo da fare, o tanti ascesi dopo un po' sarebbero tornati sulla Terra per noia, no?”

“Giusto....” E in risposta al tono dubbioso con cui la ragazza ha appena pronunciato quest'unica parola il laghetto e il prato che circondavano i due iniziano a perdere consistenza, d'un tratto, e l'uccellino svanisce. “Allora dovremo riuscire a capire come si fa a stare qui come un asceso... ne saremo capaci?”

Osiris sposta lo sguardo su ciò che li circonda, e quel semplice sguardo sembra far riaquistare corpo all'intero scenario. “Quando saremo pronti, Amor Mio. Non abbiamo alcuna fretta, c'è un intera eternità per imparare a fare ciò che andrà fatto qui.”

“Stiamo davvero decidendo di scendere dalla giostra? Mi sembra così strano, è tutto ciò che abbiamo fatto per millenni...” E c'è stupore, nel tono della ragazza, adesso. Fino a questo punto, tutto era già conosciuto; di qui in avanti si stende di fronte a lei l'ignoto.

E l'uomo prende qualche secondo, prima di risponderle: “Prima o poi dovremo essere tutti ascesi, Amor Mio. E forse possiamo essere pronti per allora ad aiutare i nostri figli ad abituarsi a questa nuova situazione. Pensaci: qui è l'unico luogo in cui un giorno potremo riaverli tutti riuniti, indipendentemente dal tempo in cui sono nati... perché qui non ha importanza.”

“Tutti riuniti...” Ed è con voce sognante che ha detto queste due ultime parole. In tono più determinato, riprende, poi. “Ci sto. Proviamoci.”

E una leggera brezza si alza, richiamando l'attenzione di entrambi. Una donna vestita di bianco si sta avvicinando, e la brezza è opera sua, come entrambi han già capito.
“E' lei, vero, Osiris?” e nel tono della ragazza c'è ora rispetto e timore, in egual misura.

“Immagino di si, Amore Mio” si limita a rispondere lui, carezzandole il capo come per tranquillizzarla.

“Sono passate tante vite...”
“E' sempre tua Madre, Isis. Non importa da quanto tempo non vi incontrate. E' tua madre. E' tutto ciò che conta.”
E in risposta la ragazza si stringe più forte a quel corpo maschile che non c'è, e che solo la volontà di entrambi riesce a rendere tanto somigliante alla realtà.

E la figura che un attimo prima si stagliava in lontananza sembra proiettarsi all'improvviso direttamente di fronte ai due. Sembra emanare una lieve luce.
“Bentornata, Isis.” sono le prime parole della nuova venuta, pronunciate con una voce cristallina e dolce che la ragazza di fronte a lei riconoscerebbe ovunque: d'altra parte, sono proprio i suoi ricordi a fargliela sentire in quel modo.

“Madre...” Ed Isis non riesce ad aggiungere altro, a quanto pare. E' Osiris a prendere la parola per lei.
“Perdonatela, è un po' preoccupata circa...” E figura vestita di bianco lo interrompe, terminando la frase per lui, e in maniera diversa da come avrebbe fatto lui.
“E' preoccupata perché avete appena preso una decisione che vi è del tutto nuova. E non sa se sia la cosa giusta. E' proprio per questo che io sono qui.” E così dicendo, la nuova venuta si siede, di fronte ai due giovani strettamente avvinti l'uno all'altra. E' lei che continua a parlare, senza attendere una risposta di cui non ha bisogno: la sua mente è estremamente più vasta di quella dei suoi interlocutori. La sua immagine muta, diventando più luminosa e meno a fuoco.

“Ti farò una domanda, Isis. Una sola. E' sempre la stessa, e tu lo sai. Nel profondo della tua anima, è questo che senti giusto fare?”
E Isis scuote appena il capo ricoperto di capelli color del miele, capelli che adesso assumono una tonalità più scura, forse assecondando il ricordo che l'altra ha di lei. “Non lo so.”
“Io sono certa che invece lo sai” replica la donna dalle vesti candide, con tono amorevole ma sicuro. “Dimmi cosa senti, dentro di te, essere la cosa più giusta da fare. So che lo sai. Lo hai sempre saputo.” Di nuovo, la figura della donna brilla più forte di un attimo prima.

E adesso Isis fissa i propri grandi occhi in quelli della madre; sostiene lo sguardo della sua anima con determinazione per qualche secondo, prima di rispondere. “La cosa giusta da fare probabilmente è quella che non abbiamo mai osato fare, Madre. Tuttavia, se discutiamo limitatamente alla situazione attuale, cosa dovrei dirvi? Sappiamo tutti come stanno le cose: ci siamo divisi, i più saggi di noi quassù a vegliare su tutti, gli altri laggiù. Laggiù non c'è pace possibile, per noi, e ce ne sarà solo quando tutti saremo quassù.” Ed è affiorato del risentimento, nella voce della ragazza, che continua a fissare colei che chiama Madre.

Ed è Osiris, adesso, ad interrompere colei che ha amato tante volte, rivolgendosi alla nuova venuta, con tono più calmo rispetto alla compagna. “Lo scopo resta riuscire a salire tutti quassù. Per farlo è necessario che i Campioni tengano a freno la paura laggiù, ma sempre meno Campioni accettano di farlo. Sono duemila anni che sulla base di questo noi scendiamo laggiù vita dopo vita, che affrontiamo morte dopo morte.” E aggiungerebbe dell'altro, il ragazzo, se non accadesse ciò che invece avviene: le sue labbra si muovono, ma non ne esce alcun suono.

E la donna vestita di bianco annuisce, e tuttavia torna a proporre ai due una domanda: “Un'analisi semplice ma corretta, ma la domanda originaria resta. Cosa pensate che sia la cosa giusta da fare?”

E' nuovamente Osiris a rispondere, dopo aver appurato che la sua voce sia tornata a funzionare.Stringe sempre più forte a sé Isis, quasi volesse integrarla nel proprio stesso corpo, in quel corpo che nessuno dei due al momento possiede realmente. “La domanda che dovreste porci dovrebbe essere cosa vogliamo fare. E invece fate leva sul senso di responsabilità. Perciò io vi dico: perché noi soli dovremmo agire responsabilmente? Richiamate alle armi qualcuno che non l'abbia fatto a lungo quanto noi, il che vale a dire la stragrande maggioranza degli... Altri.” E il tono dell'uomo è quello di chi sia assolutamente certo di quanto dice.
Isis fissa la luminosa figura dinnanzi a sé, sorridendo. “Eccola, la risposta che vi devo: la cosa giusta sarebbe tornare laggiù, se fossimo i soli a poterlo fare. Ma non lo siamo. Tanti altri ne sono in grado e non lo fanno, perché noi non abbiamo mai smesso di farlo. Non è giusto lasciare i nostri figli laggiù privi di un sostegno, ma non è giusto neppure che debbano essere sempre gli stessi a sacrificare millenni interi delle loro esistenze a questo scopo. Noi non abbiamo mai smesso di farlo, in seimila lunghissimi anni. Tocca ad altri, adesso.”

La donna che emana quella lieve luminescenza non sembra del tutto convinta da ciò che stanno dicendo, perché continua a porre loro dubbi ed interrogativi: ”Gli altri di cui parlate non sono più disposti a farlo, voi lo sapete. La cosa non vi preoccupa? Siete certi che il mondo possa fare a meno di voi?”

I due giovani restano in silenzio, per un istante, il tempo di scambiarsi uno sguardo, poi è con tono piuttosto triste che rispondono, in un coro di pensieri e di voci che mostra a colei che hanno di fronte una volta di più la profondità della loro armonia.
“Lilith non lascerà mai la terra. E probabilmente neppure Liam. Né la maggiorparte di coloro ai quali ci accompagnamo vita dopo vita: Ty, Christine... Loro sono importanti. La Terra può fare a meno di due come noi, finché ci sono loro.”

E quella che adesso sembra essere il Giudice ultimo che ratificherà o meno la loro decisione, muove la testa in un cenno di diniego. Ed è con tono gentile e dolce che cerca di spiegarsi con i due giovani; la luce della sua figura trema leggermente, mentre parla. “Loro hanno compiti diversi dai vostri, lo sapete. Siete tutti importanti, in maniera diversa. Tu, Osiris, sei capace di infondere negli altri un coraggio incredibile; sei un comandante valido come pochissimi altri Campioni sono mai stati. E tu, tu Isis... Tu riesci a mostrare alle persone che ti circondano un mondo di luce e di fiducia che nessun altro riesce a scorgere. Insieme, sareste capaci di guidare un'intera nazione e di dare gioia e speranza ad ogni suo abitante.”

I due hanno un moto di sorpresa alle parole della donna, ma è Isis a osare porre la richiesta che le parole di sua Madre paiono sollecitare. La sua immagine vacilla, in virtù della forte emozione che quelle ultime parole han scatenato in lei. “Una vita insieme come Campioni? Ricordando di essere Isis e Osiris, e ricordando di esserci amati?”

E la donna annuisce, e l'espressione del suo viso si fa più rilassata. “Voi non volete smettere di combattere. Voi volete solo farlo insieme. E' quello che volete da quattromila anni, ma siete così preziosi già individualmente, laggiù, che mettervi insieme è sempre sembrato uno spreco di risorse da conservare per i momenti bui. Vi propongo questo: una vita da Campioni laggiù insieme, e poi riesamineremo la vostra situazione. Che ne dite?”

E il viso dei due giovani esprime la gioia che solo una lieta ed inaspettata novella può procurare. “Grazie. Grazie davvero.” è tutto ciò che riescono a dire, troppo sorpresi per aggiungere qualsiasi altra parola. Ora è anche l'immagine di Osiris a diventare più diafana, come se tutta l'energia delle anime dei due giovani fosse ora convogliata nelle loro emozioni, e non ci fosse spazio per pensare a ricreare intorno a sé il mondo per come lo conoscono.

“Grazie a Voi. Per i seimila anni di sacrificio fatti fin'ora senza mai domandare niente in cambio. Ma avete ragione, non si può sempre fare la cosa giusta a scapito unicamente di sé stessi: tutti prima o poi abbiamo bisogno di qualcosa che ci motivi. Andate, ora. Ci rivedremo ancora, alla fine della vostra nuova vita insieme.”
E la luce emanata dalla donna si fa più intensa per un istante, prima di svanire assieme a colei che ne era il centro.

Le immagini dei due giovani si fanno sempre più diafane, il laghetto e tutto ciò che insieme ad esso componeva lo scenario della loro riunione iniziano come a dondolare, mentre lenta, pianissimo inizia a risuonare un'armonia che ogni anima che si trovi in quel luogo sa riconoscere: è il Fato, e viene a condurli per mano verso la vita che verrà.



Sophie De Broglie Von Hohenfels
Cavaliere di Bretonnia

 
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